SETTE GIORNI A MERATE
Il libretto ( una specie di guida turistica per i Milanesi ) si può trovare alla biblioteca di Como - collocazione 145 - 5 - 31
La Casa editrice è la " Tipografia Editrice Briantea della "Ditta FRATELLI AIROLDI - Merate - Tel. 32 - 1928

Questa è una ristampa fatta nel 1928 di un'altro libretto del 1880 di un certo Dott. Giovanni Viscardi.

La particolarità di questo resoconto ( di cui riportiamo solo la giornata dedicata a Montevecchia ) è l'affresco di una Montevecchia di fine '800, con una dettagliata descrizione delle strade e delle frazioni di allora. Inoltre vi sono "pittoreschi" aneddoti del prete di allora e di altri curiosità tutte da godere.

Gli altri "capitoli" del libretto parla di una breve storia di Merate, del Castello di Merate, di quello di Cernusco, del Ponte di Paderno, e della etimologia della parola "BRIANZA".

Devi pur essere il grande colpevole, o amico lettore, se t'è toccato la penitenza di avere me a guida per una gita a Montevecchia ! Chè, volere o volare, per i milanesi - quindi per te - Montevecchia, quella bella collina che ti si presenta prima di ogni altra venendo in Brianza dalla capitale morale, così graziosa nella sua forma a Pan di zuccaro, così simpatica nei suoi dolci pendii verdeggianti e, sparsi di casolari " come branchi di pecore pascenti", così allegra per le sue tradizioni onestamente ridanciane e sbornienti, Montevecchia, dico, tiene il proprio posto fra le mete di scampagnate - e per cicerone avrebbe diritto d'avere uno che non fosse, come mè, così poco dotto della materia e tanto infelice dicitore.Dopotutto però, dal momento che mi son lasciato tirare in ballo, conviene pure che mantenga la promessa.Dunque, come ti dicevo, lettore carissimo, condurrò te e i tuoi amici a Montevecchia. E siccome lassù l'appetito non si lascia aspettare, bada che ho già fatto avvisare all' "Osteria della Corona d' Oro " che ci preparino una buona colazione.

In carrozza allora - perchè si va in carrozza ... fin che si può - e .... " Schiocchi la frusta, ohilà ! "

Lasciamo Merate e, per laVia di Cazzaniga, ci dirigiamo alla stazione di Cernusco. Attraversiamo la strada e su, fiancheggiando i bei ruderi dell'antico castello di S. Dionigi, finchè si torna a discendere per passare, beninteso sul ponte, il Curone, al Molinazzo. Qui incomincia il territorio di Montevecchia - un territorio assai esteso per 1200 abitanti circa ( Nota di redazione - Ora quasi 1.500 ) - e che conta una cinquantina di frazioni le quali riunite costituiscono il Comune. Ho detto riunite - ma viceversa poi sono riunite come le famigerate esposizioni di Milano, cioè assai sparese. Domandane un pò al mio intimo amico il medico condotto - e sentirai che .... benedizioni manda a quella riunione ! Ma non divaghiamo e avanti.

Lasciamo la prima strada a destra che sale al Passone e al Pertevano, perchè colla carrozza non si può andare più in su e giriamo la collina mantenendoci a destra.

Che delizia questa strada ! In Brianza, è la verità, non si troveranno tante cose, ma certamente non si avrà penuria di passeggiate al sole - e che sole ! - e qui, trascorrendo fra boschi di quercie e di robinie, si gusta doppiamente la voluttà di una dolce ombria.

Peccato che , giunti ad un quadrivio, si ripiombi proprio direttamente sotto la sferza dell'Astro maggiore. Quivi la via a sinistra conduce a Missaglia - già, tutte le strade conducono a Roma e anche questa a furia di giri ti può lasciare andare a Missaglia, come ......a Milano, a sentire la pietra migliare; ma più direttamente mena, per le Cascine Orane, a Osnago ... come non conosci Osnago?

".......un luogo alquanto alpestre - sul monte di brianza ameno e vago - Comodo, allegro che si chiama Osnago . "

Bada, i versi non sono miei - quantunque, che Dio li perdoni all'ottimo abate Passeroni, siano tanto cattivi da poter sembrare di mia speciale fatica. Lasciamo stare Osnago per ora, e torniamo al quadrivio.

Per la strada di contro a noi si va, traversando una valletta assai pittoresca, alla frazione Ostizza - dove, si dice, potrebbe avere qualche interesse di andarci un geologo. Per noi è la destra. Qui incominciano proprio le dolenti note .... pei poveri ronzinanti che ci trascinano ; e chi ha compassione per quelle povere bestie, unita alla .... voglai di camminare, può scendere - e magari lasciare la vettura o alla cascina che si trova a sinistra, Calchera, o più in su al Cezzo, dove i contadini esercitano una smunta imagine di stallazzo pei forastieri.

Noi, più invalidi o più poltroni, tiriamo diritti in carrozza ; quelli a piedi, se vogliono abbreviare il cammino, possono, di contro ad un casolare chiamato Oliva, prendere un viottolo a scale e salire così direttamente alla Piazza di Montevecchia. Avvertano bene : di contro all'Oliva, chè la diramazione che si trova un pò più in basso mena alle frazioni disseminate sul versante meridionale, fra cui la Latteria Cooperativa, e non raggiunge la vetta.

( Nota di redazione : Ora convertita nella grandiosa cantina del valente enologo Professor G.B. Cattaneo. La Latteria fu invece trasportata al piede della collina, alle quattro strade ).

E noi intanto su per la ripida erta che si affaccia; superata la quale, la strada si fa più umana e al nostro sguardo incomincia a presentarsi un panorama delizioso che possiamo contemplare a tutto nostro agio e che rivedremo meglio su alla Chiesa. Passiamo Mirasole, Canova - dove, e precisamente al Municipio, conviene piegare bruscamente a sinistra - Montanè .... e qui il quadro è mutato, ma non è meno splendido. Sostiamo un momento, chè proprio ne vale la pena. Giù in basso la vallata della Molgora, in cui spicca la Chiesa di Calco, e che ha per sfondo, la imponente mole dell'Albenza; a destra il colle Orobio; a sinistra il Sangenesio e più indietro la caratteristica cresta del Resegone. Rivedrai ciò dall'alto; ora ci conviene proseguire .... ed eccoci al Cimitero.... Glisson, glisson, mi capisci. Del resto, oltre l'aura di pace che vi regna, non ci ha altro di notevole se non le due cappelle, uguali tra loro, delle famiglie Biella e Maggi.

Abbiamo così girato la collina e il nostro occhio è graziosamente colpito da un bellissimo quadro: la collina di Montevecchia, dirigendosi a ponente e piegando poi in semicerchio verso nord, forma così un immenso anfiteatro che racchiude la Valfredda, i vigneti di Galbusera, Bagaggera, la villa Bonacina a Monte e là di contro la Bernaga, che fu già convento delle Benedettine e che ora costituisce la bella ed ospitale villeggiatura del Dr.Lainati ( Nota di redazione : Fu poi per qualche anno proprietà dell'On Avv. Baslini, ed ora del Prevosto di Busto Arsizio per soggiorno a turno, degli operai di quella città. )

Ammiri là dietro il Monte della Brianza colla storica torre e più in fondo i Corni di Canzo.

La stradicciola a destra scende in Valfredda dove, oltre una piccola frazione, vi hanno molti boschi ombrosi e discreti, assai preferiti dagli innamorati e, sotto un altro punto di vista, dai seguaci di Sant' Uberto. V'è là da osservare ora la presa per l'acquedotto di Merate e Cernusco.

Così chiaccherando eccoci a Montevecchia - o quasi. Qui a sinistra vedi la famosa osteria " Alla corona d'oro buon vino e buon ristoro " più comunemente nota col nome di Osteria della Pianta , per un magnifico ippocastano che, con i suoi giganteschi rami, covre di un'ombra deliziosa il piazzaletto davanti alla casa.

Sostiamo un momento e magari lasciamo qui la vettura. Si potrebbe andare con essa anche più in su, fino alla piazza e da qusta, per una comoda stradicciola che segue la cresta della collina prolungantesi verso occidente, fino al limite di Montevecchia, allo Spiazzolo ; ma è preferibile fare il resto colle proprie gambe e permettere ai cavalli di pigliare fiato e .... un boccone.

Noi, amico mio, diamo un'occhiata alla cucina, fissiamo l'asciolvere fra un'oretta e ancora en route - stavolta meno comodamente ma più igienicamente. Non ti spaventare però - si tratta di cinque minuti. Infatti ecco le case di Piazza - il centro del paese - e avanti a tutte il bel palazzo dei Conti Albertoni, a cui per le famiglie Barbò e De-Carli pervenne in proprietà agli Agnesi. Fu di questa famiglia la famosa Gaetana Maria ( 1718 - 1799 ), che dopo d'aver meravigliato il mondo scientifico per la sua dottrina nelle matematiche, venne quassù a ritemprarsi in quelle idee che di lei fecero poi pressochè una suora di carità. Non ti pare, lettore caro, che un marmo posto sulle mura del palazzo in memoria di quella grande, non sarebbe per nulla affatto sconveniente ?Per conto mio, anzi la crederei cosa convenientissima; resta a vedere come la pensino l'egregio proprietario e i savii padri coscritti di Montevecchia. ( Nota di redazione : La lapide c'è ormai dal 1899 con iscrizione non molto felicemente dettata dal Prof. Amato Amati. ).

Via, un pò di lena - un ultimo sforzo ed eccoci in piazza. Ooooh ! Vedi, che cosa ti dicevo io ? non è una meraviglia questa vista, non è incantevole il colpo d'occhio ? Guarda tutta la pianura lombarda, la Brianza segnatamente, ti sta ai piedi e tu hai campo di ammirarla fin che vuoi e di divertirti a cercar questo o quel paese, questa o quella villa, senza stancarti mai, o meglio senza mai rimanere sazio.

Peccato che un ... vandalo, chiamamolo così, non disturbato da nessuno di quelli che ci avrebbe dovuto pensare, abbia deturpato questo posto d'osservazione erigendo or fa qualche anno proprio in faccia allo sbocco della strada un'antiestetica casupola - quella in cui trovasi una discreta bottega da caffè "l'antico Caffè del Pianta". ( Nota di redazione : Le costruzioni ora sono cresciute, ed è notevole quella dell'albergo nuovo, la cui terrazza offre un posto di osservazione assai migliore e molto più comodo. )

Perchè devi sapere che a Montevecchia, visto che è diventato femminile il Monte! lo spirito del popolo ha creduto bene di compensare la sgrammaticatura facendo diventare per unavolta tanto maschile la Pianta !

Però adagio a' ma' passi. Montevecchia non è una sconcordanza, se si bada alla più probabile etimologia della parola : quantunque nella casa parrocchiale ci sia una lapide del principio del secolo che la chiama Mons Vetus, è, ripeto, molto più facile, ed anche accreditato, che il nome provenga da Mons Vigiliarum, monte cioè delle vedette, per le guardie che quassù vigilavano al tempo della libertà brianzola. Il Mons Vigiliarum cioè si sarebbe tradotto in Montevegghia e corrotto in Montevecchia.

Non ti meraviglaire, amico, di tanta mia erudizione : anzitutto ti assicuro che ... è abbastanza a buon mercato e poi .... credi che questa è ben poca cosa in confronto a quella che ti potrei spifferare, specie in fatti di storia di Montevecchia e della Brianza. Preferisco non annoiarti tano però, rimandandoti per quanto vuoi sapere in proposito alle pubblicazioni di Cesare e Ignazio Cantù. Io ti stuccherò in un altro modo. Stammi a sentire : vedi quella casa che è unita per un cavalcavia al Palazzo Albertoni ? Bene, qui, se non abitava lui, abitavano certo i figli del leggendario sagrestano di Montevecchia .... No, non interrompere, non Carlambrogio ; questi era anche lui un altro famoso, un uomo di grande buon senso, di retto criterio che veniva consultato come un oracolo e che rispondeva quasi sempre, e sempre a proposito, con dei proverbi ; ma non ha nulla a che fare col sagrestano, primamente perchè fu del principio del secolo e il sagrista morì invece nel 67 ; in un secondo luogo pechè non abitava qui ma alla Ghisalba - una frazione che ti mostrerò poi; infine perchè...., perchè lui era lui e il sagrestano un altro, oh bella ! Del resto capisco il tuo errore : Cantù, nel suo Carlambrogio di Montevecchia, se ben m'appongo, ha raccolto i due tipi e, ad arte credo, li ha fusi in uno solo.

Il sagrista fu un poeta estemporaneo - un poeta alla maniera popolare, s'intende, troppo popolare - e i suoi lavorucci improvvisati se potevano venire apprezzati alle tavole parrocchiali, dove è naturale, non si poteva o voleva badare se i piedi tornassero o meno, non reggono certamente alla lettura. Almeno così mi pare avendo sott'occhio due delle sue bosinate cortesemente fornitemi dai reverendi Don Gaspare Sala di Viganò e Don Carlo Dassi di Osnago, e che risparmio naturalmente di trascrivere. Però il compianto Abate Giulio Tarra, nella sue Serate Liete, cita il nostro Barbachin - cosiì era soprannominato - alcuni versi che, deficenti nella forma, sono vivi e originali e rivelano un certo genio e una felice ispirazione. Così ad esempio, nella descrizione dello spettacolo che da Montevecchia si gode del piano sottostante, per disegnare l'ultima lontana sfumatura del quadro, adopera assai efficacemente questi due versi :

" E 'l stradon che va a Vienna....El par un sfriss fa colla penna "

Più artistici sono questi altri ch'egli pronunciò, mentre faceva il cicerone della Chiesa, davanti alla peccatrice penitente prostrata ai piedi del Crocifisso:

" Chi se ved la Maddalenna...Coi cavej giò per la sc'enna, Che la dis al so Signor : Ah, che amor....ah, che dolor ! ...."

Non è vero che un uomo senza cultura affatto, che non sapeva nè leggere nè scrivere, e che così gentilmente mostrava di sentire, è un tipo singolare e che, come dice il Tarra, dà a pensare?

In piazza c'è ancora da osservare là in fondo quell'austero palazzotto che ricorda l'epoca feudale e che, già degli Archinto, ora è proprietà Maggi. Seguendo la strada che gira alla sua sinistra potrai ammirare il bellissimo viale di cipressi che ne orna il giardino, dove una volta - ora non più - era permesso, a chi lo chiedeva, di entrare e di rimanere a far colazione .... del suo, s'intende. A proposito, un'altra volta, mio caro, sarà bene che appena arrivato a Montevecchia tu compia quell'utile e necessaria operazione prima di ogni altra cosa; così non ti avverrà come oggi di sgranare tanto d'occhi solamente nel sentirla a ricordare. Pazienza, ormai sei in mie mani e dvi far tacere un pò di tempo ancora le giuste esigenze del tuo stomaco. Ne sarai compensato poi da un migliore e più vigoroso appetito !

E già che ci siamo andiamo avanti per questa strada, la quale per circa un paio di chilometri segue la cresta della collina fino allo Spiazzolo, ultima frazione occidentale di Montevecchia, dove si tramuta in un sentiero da capre che, tramezzo alle boscaglie, si dirige verso Sirtori.

Quel grazioso villino che trovi primo alla tua destra è del Dott . Galli ; più in su, alla Ghisalba potrai bere un ottimo bicchiere di vino, sia bianco che rosso, nell'osteria dei nipoti di Carlambrogio la quale appunto si chiama col nome di questi. Superata la rapida erta che segue, ti si affaccia la villa San Bernardo, dei Signori Duca, da cui si gode una delle splendide viste; l'oratorio a destra, fondato nel 1600 da un canonico Scaccabarozzi di S. Maria alla Scala, non ha nulla di rimarchevole. Una villa più avanti, alla Cappona, è proprietà Calosi ; ( Nota di redazione : ora Fasoli ) infine allo Spiazzolo un'altra, con un'ampio giardino, appartiene alla famiglia del Prof. Viganò, L'Apostolo delle Cooperative. ( Nota di redazione : Ora del Rag. Cav. Franco Capponi di Milano ).

La passeggiata un pò lunghetta, non è però noiosa, giacchè pel tuo occhio provi continui godimenti, spaziando in vece alterna sul piano sottostante a sinistra e fra le colline di destra. Così che neanche ti lamenti se sono costretto a fartela rifare in senso opposto per ritornare in Piazza.Ed ora, pour la bonne bouche, t'ho s'erbato la Chiesa, quella che dal basso - e persino dai bastioni di Milano - tu hai tante volte ammirata là in cima a quella piramide che della nostra collina è la parte più orientale. Giriamo intorno al giardino Albvertoni, saliamo un pochino ed eccoco ai piedi di una scalea, dritta, larga, grandiosa e lunga .... come la fame. Coraggio, amico mio, e su, su, ansando, sbuffando, sostando di tratto in tratto, eccoci finalmente alla sospirata meta, la vetta. Ouff, era ora ! quei 167 gradini pareva non volessero finir più ! ( Nota di redazione : L'eccentricità, la scarsa comodità di accesso e l'insufficiente vastità della chiesa ha indotto i Montevecchiardi a costruirne una nuova più in basso, vicino al Municipio. Si aprirono le sottoscrizioni, si fecero molte gratuite prestazioni d'opera e nella Pasqua di quest'anno -1927 - si spera sia ultimata, consacrata ed officiata . )

Mentre ti riposi un poco, ne approfitto per ricordarti, se ti può interessare, che la chiesa è in istile barocco lombardo, che la parrocchia di Montevecchia fu fondata nel 1570 e che da prima del 500 qui pare fosse la vileggiatura dei Carmeklitani i quali avevano un piccolo oratorio nell'attuale cucina della casa del Parroco ... Scusa che dici? il Parroco ? ... So cosa vuoi dire : no, no, il rinomato curato di Montevecchia, il povero Don Massimiliano Villa non c'è più ; è morto, abbastanza vecchio, tre anni fa. Povero Curato ... chi non l'ha conosciuto ? Era un tipo originalissimo : di modi brusco, trascurato della persona, con una faccia che pareva volesse mangiarti vivo, egli racchiudeva in cuore un tesoro di gentilezza, di affezione, di bontà; senza esigenze, a lui bastava una pipa eternamente in bocca e una bottiglia sempre a portata di mano : senza malizie, egli si occupava del suo ministero e del suo orticello ; senza ipocrisie il suo era un linguaggio che sembrava talvolta brutale ma che non era se non sincero. Contava numerosissime ed alte amicizie, prima fra tutte delle Loro Maestà ( Re umberto e la Regina Margherita ) che più volte, venendo a Montevecchia, l'onorarono di una visita.Si raccontano in proposito varii aneddoti graziosamente comici, che, se non sono veri, potevano esserlo a puntino.

In una visita, per esempio del Principe Vittorio, mentre S.A. prendeva commiato dal Curato, questi franco gli disse : " Ch'el me saluda papà e mamma " Ma accortosi della sconvenienza, corresse : " Cioè ch'el ghe faga riverenza " E non contento ancora riprese : "Insomma ch'el ghe dica quajcoss !".

Un'altra volta a S.M. la Regina, che era venuta qui a far colazione col suo seguito, il buon Parroco offrì una bottiglia di vecchio Montevecchia. Avendo l'augusta dama, che è quasi astemia, ringraziato, schernendosi dal berne, il Curato obbiettò facendo osservare che il vino di Montevecchia entra e passa subito. Ma naturalmente nel rispondere non badò più che tanto alla convenienza o meno di sostituire una vocale ad un'altra, e accennò con troppa chiarezza alle proprietà dieuretiche del suo vino! Meno male che più tardi riparò col pregare la Regina di " saludàa el so omm ! ".