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PITONI
CON IL SIG.A.FORGIONE
(
Direttore rivista HERA )
PARTICOLARE
DELLE "SKYSTONE"
ANALISI
DELLE "SKYSTONES"
STATUETTE
TROVATE DA PITONI IN HONDURAS
STATUETTA
DI UN NOMOLO
FOTO
TRATTE DA
"Gli
angeli caduti da atlantide" di Adriano Forgione, notiziario UFO 1° gennaio
1999.
QUALCUNO
l’ha conosciuto sulla frontiera afghana che insegnava ai mujahiddin a costruire
bombe a tempo. E magari ci ha vissuto insieme qualche avventura bella da raccontare.
La storia di Angelo Pitoni da Rieti, geologo per la Fao, botanico e agronomo
dilettante, scopritore di miniere di smeraldi, esperto di lapislazuli non è
di quelle comuni. Anche perché molto prima di essere geologo Pitoni è stato
medaglia d’oro della resistenza, commando delle Special Forces inglesi e dell’Oss
americano (l’antenato dlla Cia), amico di don Zeno Saltini, il fondatore di
Nomadelfia, decorato con la Silver Star americana, agente segreto a 20 anni,
eroe a 21, esploratore e avventuriero nelle giungle amazzoniche a 23, gran seduttore
e scopritore di una città maya. Insomma, nella sua vita c’è materiale sufficiente
per farne almeno quattro o cinque. Il bello è che una vita come la sua Pitoni
ha trovato anche il tempo di sposarsi un po’di volte, mettere al mondo un discreto
numero di figli e di scrivere un libro eccezionale sugli anni della guerra civile,
Gioventù senza scelta, che meriterebbe un editore e tanti lettori. Con Pitoni
tra le montagne afghane capitava spesso di discorrere di antiche civiltà, quasi
un modo di esorcizzare le imboscate degli spetsnatz (le truppe speciali sovietiche)
e dimenticare un attimo le vicende di quello sfortunato paese. E l’eco di quelle
discussioni deve essergli germogliato dentro se, proprio in questi ultimi anni,
gli è capitata la storia forse più appassionante della sua vita avventurosa.
Una storia di civiltà scomparse, di leggende e di strane magie che è meglio
lasciar raccontare direttamente a lui. «Nel 1990 ero in Sierra Leone, incaricato
di valutare la consistenza di alcuni giacimenti di diamanti. Il problema era
che gli indigeni che li scavavano non volevano nessun altro tra i piedi. Grazie
a un collega, un nero americano che lavora lì, riesco a fare amicizia con alcuni
capotribù e alla fine mi danno il permesso di fare qualche saggio, delle prospezioni.
Sono lì che sto esaminando uno strato quando uno di loro mi fa: ”Ho capito cosa
cerchi, tu cerchi gli angeli caduti”. E mi racconta che una antica civiltà di
angeli si era talmente pervertita che Allah li aveva fatti precipitare sulla
Terra, loro, il cielo e le stelle. Le stelle sono i diamanti. E il cielo? E
quello mi porta a vedere un mucchio di roccia che affiora. Roba che pulita rivela
di essere di un bell’azzurro cielo. Sul momento penso che si tratti di turchese.
Comunque ne prelevo dei campioni per farli esaminare una volta tornato a casa».
Pitoni non si rende nemmeno conto che il capotribù gli ha raccontato una specie
di versione africana del misterioso Libro di Enoch, quello che gli interessa
è la pietra azzurra. E ha ragione. Ci mostra una serie di analisi: «I laboratori
dell’università di Ginevra, quello di Roma, quello di Utrecht, quello di Tokyo,
di Freiberg affermano tutti la stessa cosa: la pietra azzurra ”non esiste”.
O perlomeno non esiste in natura. La sua composizione: oltre il 77% di ossigeno,
poi carbonio, silicio, calcio, sodio... fa pensare a un prodotto sintetico,
una specie di intonaco. Ma c’è di più, la pietra azzurra al microscopio si rivela
fibrosa, a cristalli bianchi, e l’azzurro scompare inspiegabilmente. Salta fuori
che qualcosa di simile è stato trovato anche in un mercato del Marocco (secondo
me viene sempre dalla Sierra Leone) e analizzato a Londra ha dato gli stessi
risultati, il ”Corriere della Sera” parlò addirittura di una specie di pericolosa
kryptonite, proveniente dallo spazio. Roba da Superman. In ogni caso quando
sono tornato in Africa ho prelevato altra pietra, non è difficile, si trova
in strati abbastanza superficiali. La cosa curiosa è che la Skystone, l’ho chiamata
così, pietra del cielo, sembra provochi strani fenomeni. Tutti quelli a cui
l’ho data mi dicono che se la porti addosso dà effetti benefici: via l’ansia,
via i reumatismi, intuizioni felici... Io ci credo poco, penso che la Skystone
possa favorire una specie di effetto psicologico, un placebo. In ogni caso io
mi annoto tutto e chiedo sempre testimonianze scritte ai ”miracolati”, hai visto
mai...». «Ma torniamo in Africa. Dopo il ritrovamento della pietra azzurra ”il
cielo”, chiesi al mio amico capotribù se nella stessa zona, la provincia orientale
di Kono, per caso non avessero trovato anche gli angeli caduti. Come no? E mi
fanno vedere una statuetta di un tizio piuttosto brutto, dal volto insolito.
Mi dicono che li chiamano Nomoli e che ”sanno” che è meglio lasciarli in pace.
E ogni volta che scavando per cercare i diamanti ne trovano una smettono immediatamente.
Io spargo la voce che c’è un premio per chi mi segnala i Nomoli, e un premio
doppio se mi chiamano quando ne trovano uno ancora da scavare. Così riesco ad
arrivare sul posto dove gli indigeni hanno appena individuato una statua. Si
tratta adesso di stabilire la stratigrafia e di datarla per riuscire a capire
pressappoco l’età di queste sculture. Per fortuna in uno dei primi strati salta
fuori un bel bastone lavorato, mentre sei strati più sotto, con ben evidenti
le ricorrenze idriche, ecco un Nomolo di notevole fattura. Finalmente ho in
mano qualcosa che che mi permetterà una datazione. A Roma faccio esaminare il
bastone al dottor Gioli Guidi dell’Enea, che mi manda dal professor Giorgio
Belluomini della ”Sapienza”. Dopo un po’ Belluomini mi chiama e mi fa: ”Quanto
crede che sia antico questo bastone?”. Che so, 500 anni... ”Guardi, ho fatto
tre esami e non ci sono dubbi, il bastone ha più o meno 2.500 anni”. Se lo strato
del bastone corrisponde a 2.500 anni orsono, sei strati più sotto siamo al 12.500
avanti Cristo. Già 2.500 anni per l’Africa sono un’enormità. Ma il 12.500 dà
le vertigini». Anche perché tra pietre azzurre e statue strane alla fine vieni
sempre a cascare su epoche lontaissime e conoscenze ”impossibili”. Pitoni ha
scoperto che statue simili a quelle trovate da lui esistono al British Museum
di Londra e al Musèe de l’Homme di Parigi. In entrambi i casi i curatori gli
hanno spiegato che le statue non corrispondono a nessuna civiltà africana conosciuta
(«E’tte credo», sorride Pitoni) e sono lì da inizio secolo, un po’ trascurate.
Ma il cammino di Angelo Pitoni pare seguire una specie di via preordinata, cui
è difficile sottrarsi (effetto della Skystone?). Sempre per motivi di lavoro
si sposta in Guinea Conakry, ai confini col Senegal e si imbatte (ma il sospetto
è che stesse aspettando proprio lui) in un’altra leggenda, quella della malvagia
donna pietrificata del Mali (nulla a che vedere con la nazione omonima). Pitoni
”sente” che deve andare a vederla, anche perché gli raccontano che è gigantesca,
una montagna. Tanto fa che convince il dottor Moussa Kourouma, archeolgo e direttore
del Museo Nazionale della Guinea a partire con lui. «Due giorni di viaggio ed
eccoci al villaggio Mali. Ci ricevono con onori e ci danno una guida: altri
5-6 km a piedi ed eccoci sotto la Donna del Mali, una scultura gigantesca, una
montagna scolpita. Il volto è alto almeno 25 metri, nell’insieme tocca i 150.
Qualcuno ha scritto che è frutto di erosione eolica. Tutta una serie di cose
me la fa escludere. Certo che anche lì...». Pitoni si ferma e poi prosegue con
l’aria di chi sa che desterà altri dubbi: «La scultura fa parte di una emersione
di granito, divisa in due da una faglia intermedia, con un bradisismo che eleva
la parete dove è la Dama e provoca l’abbassamento della parete opposta. Ora
un bradisismo lento come quello che ho osservato si può muovere al massimo di
un centimetro l’anno. E lì c’è un’elevazione di 200 metri, che divisi per un
centimetro fanno 20 mila anni. Ho buone regioni di credere che la statua esistesse
già quando il bradisismo non si era ancora manifestato. Domanda: chi poteva
scolpire una statua alta 150 metri nel granito, magari 20 mila anni fa?». Quindi?
Quindi Pitoni è ora tra quelli che credono all’esistenza di una civiltà antichissima,
madre di tutte le altre, anche perché dalla stessa zona gli sono arrivati altri
indizi che sta valutando. E così, a 73 anni compiuti, reduce da un’operazione,
il nostro uomo sta preparando una nuova spedizione in Africa. Stavolta non sarà
un lavoro a portarcelo, ma solo il desiderio di conoscere, di saperne di più
sulla gigantesca Dama del Mali (e chissà su cosa altro). Per farlo sta radunando
fondi e compagni di viaggio. Per finanziarsi cerca sponsor e sta vendendo a
pezzi la sua bellissima pietra azzurra che non può esistere e che provoca strani
fenomeni.

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